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Ieri mattina sulla stampa di carta in prima pagina è uscita un’intervista a Luca Casarini, ex leader dei no-global ai tempi di Genova. E’ un’intervista furbetta, fatta da un giornalista abile che dopo debita provocazione fa dire a Casarini alcune cose riclassificabili con alcuni slogan tipicamente leghisti. La notizia è, ovviamente, che l’ex no-global parla come quelli della lega. Casarini vien intervistato come imprenditore, apprendiamo dall’articolo che ha aperto una ditta individuale che si occupa di marketing e di comunicazione. Nell'intervista in realtà pone alcune questioni centrali per tutti i freelance italiani. Si lamenta dell’Iva da anticipare, si lamenta della difficoltà (e del costo) dell’accesso al credito, si lamenta della difficoltà a farsi pagare (e dei tempi di pagamento). Cose in sè decisamente condivisibili ed importanti da raccontare sulle colonne di un giornale. Cose che i freelances cercano di raccontare da anni con scarsissimi risultati. Mi sono occupato a lungo della questione lavorando con alcune associazioni di freelances, con le quali abbiamo approfondito molte questioni legate a questo tipo di “non inquadramento”. Visto che era anche su la stampa online, l’ho tumblerato, e come è usuale è stato riaggregato su friendfeed.
Il prodromo di tutto questo è stata la telefonata del professor Saveri che mi segnalava l’articolo e che mi diceva, con ragione, che in poche righe erano usciti tutti i punti nodali, e che in termini di visibilità quell’articolo valeva per i freelance molto di più di anni di mobilitazioni e convegni. E invece no.
Su friendfeed si è sviluppato un dibattito che verteva, solo ed esclusivamente, sulla figura “discutibile” di Casarini. Una figura che riesce ancora a coprire i contenuti che porta. Il campione, ovviamente, non è significativo e, altrettanto ovviamente, i commenti (tutti) negativi nei confronti del soggetto non sono significativi nemmeno loro. E’ certo che, forse, questo articolo ai freelances fa più male che bene.
O meglio, forse, fa niente.
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