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Giancarlo de Cataldo, l’autore di questo libro è un magistrato. E’ un magistrato scrittore, scrive bene e sa come funziona la giustizia.
Racconta storie di crimine senza alcun autocompiacimento, racconta il crimine come se, attraverso il crimine e i criminali si potesse leggere un bel pezzo della storia recente del nostro paese.
E’ abile nel tratteggiare i personaggi, è abile nel raccontare storie complesse, riconducendole ad un filo, preciso.
In questo libro racconta la storia di una banda che nasce, cresce, imperversa. Una banda che costruisce un ecosistema economico ben funzionante, entra in contatto con altri ecosistemi, li utilizza, si fa utilizzare.
Ci sono storie di criminalità spicciola, di droga, ma anche di mafia e di politica. Ci sono le stragi, le morti eccellenti. Ci sono le storie di persone che, dentro e fuori la galera fanno montagne di soldi, e poi se li bruciano in una sera. Persone che sembrano quasi normali, che vogliono una donna, una casa, una vita normale.
E’ un bel romanzo, si legge volentieri. Ci sono figure bellissime, tratteggiate magistralmente.
Un bel modo di rileggere la nostra storia, con il passagio dalla criminalità alla criminalità organizzata, con qualche accenno al carcere duro, qualche passaggio sull'eversione che si confonde con la mafia e con la criminalità.
In sottofondo si sente la banalità delle cose. Si legge che il prezzo degli esseri umani, spesso, può essere molto, molto basso.
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